UNAI - Unione Nazionale Amministratori di Immobili

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La pandemia di coronavirus incombe su tutti noi e sta cambiando la percezione dei rapporti sociali.Anche in ambito condominiale le conseguenze dell’emergenza sanitaria stanno creando problemi amministrativi e gestionali di difficile soluzione.L’amministratore, come al solito è solo e  abbandonato a se stesso dal legislatore e dalgoverno.

 

La pandemia da corona virus incombe su tutto e su tutti.
Cosa fare? Come difendersi? Quale sarà il nostro domani? Come si vive chiusi in casa e soli con il timore di incontrare chi ci può contagiare? Quanto si può resistere in queste condizioni? Cosa avverrà ai redditi, alla produzione ed ai servizi?
Cosa accadrà a noi stessi, ai nostri cari, alle nostre famiglie e a chi ci vuol bene
Cosa ne sarà del condominio come lo ab-biamo conosciuto fino ad oggi?
Nell’immediato: come fare l’amministra-tore ai tempi del coronavirus?
Il futuro è incerto. Il presente tragico.
Proviamo a cercare qualche soluzione.

 

La gestione del condominio
L’imperativo “#IoRestoaCasa” ci ha resi reclusi, senza condanna, con interdizione ad uscire di casa.
Da lunedì 9 marzo 2020, sono attivi i controlli di Polizia per chi esce di casa senza motivi di lavoro, salute o per neces-sità.
Non esiste il divieto di uscire di casa, ma lo si può fare solo per esigenze lavorative, sanitarie o di sussistenza (fare la spesa per esempio).
Vista l'inosservanza palese e il comporta-mento irresponsabile di molti, il governo è corso ai ripari e ha previsto sanzioni sala-te e possibili denunce contro chi esce di casa senza comprovato motivo. Per il ma-lato da coronavirus che esce, sono previ-ste sanzioni penali salatissime.
Stretta anche su aeroporti e trasporti fer-roviari. Divieto di recarsi in un comune di-verso da quello di residenza.
L'appello delle autorità è a rispettare le normative, per dure che siano, nell’inte-resse individuale e collettivo.
Problemi quindi, anche per gli ammini-stratori di condominio.
In ordine alle attività produttive e alle atti-vità professionali sono state emanate di-sposizioni volte a contenere i contagi.
La norma che interessa tutti i servizi espletati nel condominio è l’art. 1 co. 1 n.7:
“In ordine alle attività produttive e alle at-tività professionali si raccomanda che:
a) sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agi-le per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
b) siano incentivate le ferie e i congedi re-tribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
c) siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla pro-duzione;
d) (si) assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza inter-personale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
e) siano incentivate le operazioni di sani-ficazione dei luoghi di lavoro, anche uti-lizzando a tal fine forme di ammortiz-zatori sociali”
Di tale elenco, le attività che vengono svol-te nell’edificio, esemplificando, sono:
1) lavascale;
2) elettricisti;
3) imprese di pulizia;
4) imprese edili;
5) altre imprese erogatrici di servizi, o che vendano beni di prima neces-sità, indispensabili.
Anche in relazione alle imprese di pulizia, si impone l’applicazione delle raccoman-dazione di cui all’art. 1, co. 1, n.7, lettera d, in ordine alle attività produttive e alle attività professionali, quindi si raccoman-da che “assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibi-le rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di con-tenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;”
L’adempimento Incombe sull’impresa.
L’indicazione che dev’essere comunque fornita dall’amministratore è che, l’impre-sa si astenga da ogni intervento in caso vi sia l’impossibilità, materiale, localizzata, di rispettare le misure. Per essere espliciti, se vi è affollamento o incontri non corri-spondenti alle misure di sicurezza o il per-sonale non sia munito dei presidi medici, si astenga dagli interventi.
Anche la pulizia delle superfici va effettua-ta con ogni cautela.
«A causa della possibile sopravvivenza del virus nell'ambiente per diverso tempo, i luoghi e le aree potenzialmente contami-nati da SARS-CoV-2 devono essere sotto-posti a completa pulizia con acqua e de-tergenti comuni prima di essere nuova-mente utilizzati. Per la decontaminazione, si raccomanda l'uso di ipoclorito di sodio 0,1% dopo pulizia.
Per le superfici che possono essere dan-neggiate dall'ipoclorito di sodio, utilizzare etanolo al 70% dopo pulizia con un deter-gente neutro. Durante le operazioni di pu-lizia con prodotti chimici, assicurare la ventilazione degli ambienti.
Tutte le operazioni di pulizia devono esse-re condotte da personale che indossa DPI (filtrante respiratorio FFP2 o FFP3, prote-zione facciale, guanti monouso, camice monouso impermeabile a maniche lun-ghe, e seguire le misure indicate per la rimozione in sicurezza dei DPI (svestizio-ne).
Dopo l'uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto. Vanno pulite con particolare attenzione tutte le superfici toccate di frequente, quali superfici di muri, porte e finestre, superfici dei servizi igienici e sanitari. …».


Lo studio dell’amministratore
Queste prescrizioni incombono sul condo-minio, con particolare riguardo al lavasca-le dipendente e al portiere ma egualmen-te incombono sullo studio dell’am-ministratore: occorre adottare le indica-zioni prescritte sia verso i terzi che all’interno dello studio, per i dipendenti.
Stessa accortezza per i rapporti dell’am-ministratore, quale rappresentante del condominio, datore di lavoro, verso lava-scale e portieri.
L’inadempienza comporta responsabilità civili e penali molto importanti.
In ragione dei rischi conseguenti, sino a quando non siano realizzate le racco-mandazioni, è consigliabile, ma non ob-bligatorio, sospendere l’attività.
E’ evidente quindi che, in assenza dei pro-tocolli di sicurezza anticontagio oltre che della sanificazione adeguata dei locali, gli studi professionali devono restare chiusi anche ai dipendenti, oltre che al pubblico, né sarebbe possibile pensare diversamen-te, vista la responsabilità che ne ricade a carico del datore di lavoro.
Quindi è necessario adottare nel singolo luogo di lavoro le indicazioni di cui all’art. 1, co. 1, n.7, lettera d, in ordine alle atti-vità produttive e alle attività professionali, dove si raccomanda di assumere protocol-li di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza in-terpersonale di un metro come principale misura di contenimento, l’adozione di strumenti di protezione individuale.
Il suggerimento è di adottare il lavoro agi-le, lo smart working, ma i DPCM non ci di-cono chi paga.
In questo modo spetta al datore di lavoro, se non è in grado di adeguarsi, sostenere il costo dell'emergenza.
Quindi se si decide in qualche modo di la-vorare o di fare lavorare i dipendenti in studio, si assumerà una percentuale di ri-schio maggiore rispetto ad ieri, in caso di contagio, ovviamente ognuno, consape-volmente, deve fare la propria scelta.
Certo è che occorre ripensare a tutta l'or-ganizzazione del lavoro tradizionale.
Indubbiamente l’adozione dello smart working, comporta un ripensamento della organizzazione del lavoro, oltre che note-voli costi iniziali.

Infatti:
1. occorre dotare tutti di notebook;
2. occorre trasferire tutti i dati in cloud;
3. occorre acquistare una versione nuo-va del gestionale con maggiori costi.
Occorre inoltre valutare che:
4. non tutti i collaboratori hanno a casa una connessione di rete adeguata;
5. occorre sopportare costi per istruirli su come si lavora da remoto.
Ci sono inoltre problemi oggettivi:
6. chi controlla il risultato prodotto?
7. chi controlla che il tempo dedicato dal collaboratore davanti al p.c. sia davvero solo per lavorare e non an-che, ad esempio, per chattare?
Esiste poi un problema di prospettiva:
8. quello dell’amministratore è un rap-porto di relazione e coordinamento che necessita di un rapporto stretto con collaboratori e condomini, ma anche di decisioni tempestive e cam-bi di rotta, da coordinare con lo staff;
9. per lavorare a distanza occorrerebbe digitalizzare gli archivi, con tempi che non sono immediati e indolori, co-munque la carta è indispensabile;
10. trasferire tutta l’attività in cloud e in smart working comporta costi notevoli quando, fra breve si spera, l’epide-mia finirà come si farà a rientrare dell’investimento?


A riguardo va però considerato che un in-vestimento in software ed attrezzature, se considerato solo dal punto ragionieristico di spesa a breve significa tirar fuori dei soldi e basta, se considerato in una ottica imprenditoriale diventa un investimento che può portare dei vantaggi:

a) non ho più bisogno di un ufficio gran-de, poiché la maggior parte dei di-pendenti lavora da casa;
b) i documenti digitalizzati sono dispo-nibili tutti e in cloud, ce li possiamo anche scambiare o condividere;
c) i pagamenti gestiti con mav elimina-no l'incasso in ufficio e finalmente ci evitiamo l’andirivieni di condomini;
d) i dipendenti che lavorano da casa ge-stiscono liberamente il loro tempo, possono occuparsi di anziani e bam-bini, guadagnano di più poiché non spendono soldi né per spostamenti né per baby sitter e badanti;
e) alla fine della “fiera” c’è possibilità che il rendimento dell’ufficio aumenti e i dipendenti abbiano un produttivi-tà maggiore, visto che non devono trascinarsi in ufficio, ogni giorno, con tutte le proprie preoccupazioni.
Per il contatto con i dipendenti è sufficien-te una piattaforma di video conferenza e il coordinamento sarà efficiente e garantito.

 

Le scadenze e le prospettive
Nonostante il governo, nei suoi decreti, abbia totalmente dimenticato il condomi-nio, il condominio non dimentica se stesso e l’amministratore.
Il problema, anche solo per l’ordinaria amministrazione sono l’assemblea (come e quando farla) ma anche i versamenti da parte dei condomini. Si pone infatti l’esi-genza materiale di poterli effettuare.
Proseguendo l'emergenza in Aprile e Mag-gio, potrebbero mancare anche i soldi e non la buona volontà. Servono dall'alto scelte difficili e lungimiranti.
Ci auguriamo che il Governo riesca a ri-mandare tutte le scadenze per qualche mese in modo da lasciare liquidità sui conti per poter sostenere tutti e ripartire!
Noi, nel ns. piccolo, dovremo fare tutto ciò che è alla nostra portata, ma usando buonsenso e intelligenza.
Si è fatto in questi giorni un gran parlare di assemblea online. Qualcuno ha propo-sto anche soluzioni fantasiose e al con-tempo pratiche: sicuramente ci sarà qual-cuno che pensa di pianificare le assem-blee davvero urgenti, in questo modo.
Occorre stare attenti infatti, attuando le soluzioni proposte, io vedo solo assem-blee, quantomeno, annullabili.
Fare l’assemblea in videoconferenza non è vietato, ma questo non vuol dire che sia possibile: occorre renderlo possibile.
Cosa che non si fa in modo improvvisato.
Occorrerà un po' di tempo per prepararci e preparare i condomini, ma se il governo non interviene a spostare i termini degli adempimenti obbligatori, sarà un modo per dimostrare ai condomini che, almeno ci abbiamo provato ad adempiere ai nostri obblighi, entro gg. 60 indicati dal Codice.
Per quanto mi riguarda sto preparando una guida che aiuti a risolvere tutti (spero) i problemi di una video-assemblea, sugge-rendo delle soluzioni che siano pratiche, ma in linea con l’ordinamento vigente.
Per fare un esempio: definito dall'ammini-stratore lo standard per la video conferen-za, i condomini si devono uniformare (esempio Zoom o Skype o Google).
Quanti sono in grado di uniformarsi con il proprio computer? Hanno tutti il compu-ter? etc? Penso alle persone anziane che di sera non vengono all'assemblea in par-rocchia, vicino a casa, figuriamoci colle-garsi con il PC, o con l'applicazione Meet di Google installata sul telefono.
Occorre trovare delle soluzioni esperibili. L'accesso all'assemblea deve essere ga-rantito a tutti anche a coloro che non hanno competenze informatiche purché sappiano usare il telefono.
Le problematiche connesse sono tante, ma solo alcune sono state prese in esa-me. Quindi andiamoci cauti prima di fare gli iper-modernisti!
Non è colpa dell’amministratore se sono vietate le assemblee e gli assembramenti.
La videoassemblea è una possibilità?
Certo, ma allora deve essere il legislatore a scriverlo, in un DPCM, con chiarezza e indicandone le modalità.
Sappiamo tutti che qualsiasi cosa faccia, per quanto possa prodigarsi nell’interesse dei condomini, l’amministratore sarà sempre attaccato, almeno dal Pierino di turno, e “messo in croce”.
E’ inammissibile che il luogo dove vive la stragrande maggioranza degli italiani, il condominio, sia ignorato e il “santo” che fa funzionare questo complesso istituto, l’amministratore, debba essere “crocifis-so”, invece che “beatificato”,
Pretendiamo rispetto e considerazione.
Abbiamo bisogno di un’autorizzazione esplicita a tenere aperto lo studio.
Le attività professionali non sono sospese. Occorre dichiarare il proprio ruolo profes-sionale, per non creare errati convinci-menti in chi controlla.
Suggerisco di mostrare anche la tessera di iscrizione all’associazione di categoria, ol-tre al proprio documento personale.
Non guasta neppure portare il verbale di nomina, nel caso di accesso al condomi-nio, per consentire a chi controlla di verifi-care la veridicità delle dichiarazioni rese.
Detto ciò, ovviamente, ciascuno ha una percezione individuale dei problemi.
Le assemblee sono importanti ma ancor più importante é la nostra e l’altrui salute.
Quello che abbiamo di fronte è una situa-zione ignota che richiede di adottare le di-fese più opportune.
L'esperienza cinese narra che il virus é in noi e che si ferma se noi ci fermiamo.
Là sono bastati due mesi a fermare il con-tagio. Qui da noi non lo sappiamo perché le occasioni di contagio non si riescono a fermare con la stessa facilità.
Certo dopo la pandemia nulla sarà più come prima e anche noi amministratori dobbiamo approfittare di questa occasio-ne per migliorare ed evolverci.
E’ altresì indispensabile un intervento le-gislativo che proroghi le scadenze obbliga-torie sancite dagli artt. 1130 e 1135 c.c.. Affrontare bene questo problema può es-sere una vera rivoluzione copernicana.
Il legislatore deve smetterla di ignorare il mondo del condominio, ma soprattutto deve prendere atto della centralità della nostra figura professionale e darci il giusto riconoscimento che meritiamo.

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COMUNICATO STAMPA DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE DEL 21-02-2017

Dichiarazione precompilata 2017
C’è tempo fino al 7 marzo per l’invio della comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, dei dati relativi alle spese di ristrutturazione, da effettuarsi a cura degli amministratori di condominio.

Il nuovo adempimento e la nuova tempistica per l’invio dei dati - A partire da quest’anno, gli amministratori di condominio devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali entro il 28 febbraio (decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 1° dicembre 2016).

Solo per quest’anno saranno considerati validi gli invii dei dati effettuati entro il 7 marzo 2017. - Nei giorni scorsi avevamo provveduto a segnalare le difficoltà incontrate dagli amministratori nello svolgimento di tutte le attività necessarie per questo adempimento entro il termine previsto dal decreto.

Inderogabilità del nuovo termine - Gli amministratori di condominio possono effettuare l’invio dei dati relativi alle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico effettuati sulle parti comuni eccezionalmente, per questo anno, fino al 7 marzo 2017. Queste informazioni, se trasmesse entro questa data, saranno utilizzate per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, senza alcun impatto negativo sui contribuenti.

La scelta della nuova data, che si è stata resa necessaria per venire incontro alle esigenze rappresentate dagli amministratori, è da considerare, comunque, come termine ultimo possibile, senza compromettere la tempistica per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, pertanto saranno impossibili nuove proroghe.

Faq online con tutte le informazioni - L’Agenzia delle Entrate, in risposta ai quesiti che pervengono dagli operatori coinvolti, fornisce chiarimenti attraverso delle Faq pubblicate sul proprio sito internet, che vengono costantemente e tempestivamente aggiornate.
Tra le Faq pubblicate, in merito all’indicazione del soggetto a cui è attribuita la spesa, l’Agenzia chiarisce che l’amministratore di condominio deve comunicare il codice fiscale del proprietario o del titolare di un altro diritto reale (ad esempio l’usufruttuario), salvo che quest’ultimo gli abbia comunicato un soggetto diverso (ad esempio il conduttore). L’amministratore, quindi, non deve tener conto dell’intestazione del conto bancario/postale utilizzato dal proprietario o da altri per il pagamento della quota condominiale, ma solo delle indicazioni fornite dal titolare di diritto ai fini della compilazione dell’anagrafe condominiale. Tale registro obbligatorio è previsto dall’art. 1130 c.c. co. 1, punto 6).

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Contabilizzazione del Calore: ecco cosa cambia con il D.lgs. 102/2014

La contabilizzazione individuale del calore negli edifici condominiali, come sappiamo, è un tema molto complesso e ampiamente dibattuto, soprattutto negli ultimi mesi (vedi anche QualEnergia.it).

Ormai è l’ultima estate utile per adeguare gli impianti termici centralizzati entro il 31 dicembre 2016, se sussistono gli obblighi previsti dalla legge, dopodiché potranno scattare sanzioni a carico del condominio o dei singoli proprietari.

Ci sono alcune importanti novità nel decreto, appena approvato dal Consiglio dei Ministri, che modifica/corregge alcuni aspetti del D.lgs. 102/2014 che, a sua volta, accoglieva la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

La principale correzione prevista dal provvedimento riguarda la possibilità di derogare alla norma UNI 10200. Spesso, infatti, nei grandi palazzi ci sono alcuni appartamenti che hanno un fabbisogno energetico molto più elevato rispetto a tutti gli altri, a causa delle maggiori dispersioni termiche.

Pensiamo, ad esempio, a un attico o un’abitazione al piano terra, vicino alle cantine. Ebbene, il nuovo decreto, in sintesi, stabilisce che se c’è una differenza superiore al 50% per il fabbisogno termico tra le singole unità immobiliari, allora si può cambiare il metodo di ripartizione delle spese.

In pratica, la quota totale a consumo del riscaldamento centralizzato non va più interamente suddivisa secondo i prelievi individuali, bensì per almeno il 70% in base ai prelievi effettivi di energia termica dei singoli appartamenti. Il restante 30%, invece, va ripartito con altri calcoli, ad esempio in base ai millesimi o ai metri quadri delle varie proprietà. In questo modo, in buona sostanza, si “socializza” una parte dell’extra costo che dovrebbero pagare gli inquilini di abitazioni un po’ svantaggiate, termicamente parlando.

Questa modifica potrebbe anche facilitare qualche investimento per la riqualificazione di tutto l’edificio. La considerazione potrebbe essere questa: se io, proprietario di un appartamento al secondo o terzo piano abbastanza ben isolato termicamente, anche perché magari ho già fatto sostituire gli infissi, devo accollarmi una parte delle maggiori spese individuali di riscaldamento di un’abitazione “svantaggiata”, allora potrei trovare un interesse comune nell’approvare un lavoro per migliorare l’efficienza dell’intero condominio (un cappotto termico sul tetto, per esempio).

È bene ricordare brevemente, a questo punto, quali sono i passi fondamentali da seguire per non rischiare inconvenienti e sanzioni. La prima cosa da verificare, quindi, è se è possibile installare sotto-contatori con cui misurare i consumi effettivi di ciascun appartamento.

Tuttavia, possono esserci delle impossibilità tecniche: il tipico esempio è il sistema di distribuzione “verticale” con colonne montanti, che servono caloriferi di abitazioni diverse su più piani. In questo caso, o se c’è inefficienza in termini di costi e sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, bisogna installare le valvole termostatiche e i ripartitori di calore su ogni singolo calorifero di ogni appartamento.

A livello generale, una novità introdotta dal decreto correttivo è la possibilità di destinare i proventi delle aste di CO2, non impegnati nell’arco di un anno, al costituendo fondo nazionale per l’efficienza energetica, incrementando così le risorse disponibili per finanziare interventi di riqualificazione in vari settori, dal residenziale alle pubbliche amministrazioni

Fonte: QualenErgia.it

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Il Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 12/02/2015 prevede niente
sanzioni per gli invii tardivi delle CU senza dati per la precompilata.
Il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 12/02/2015 prevede che fermo
restando che tutte le certificazioni uniche che contengono dati da utilizzare per la
dichiarazione precompilata devono essere inviati entro il 09/03/2015, quelle
contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante mod 730 (come i redditi
di lavoro autonomo non occasionale) possono essere inviate anche dopo questa data,
senza applicazioni di sanzioni.
Nulla menzionando la circolare in relazione all’invio della certificazione cartacea ai
percepenti si ritiene che tale data resti ferma al 28/02/2015.


Lucia Canestraro.

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Nuovi adempimenti dei sostituti d'imposta intrototti con la c.d. Legge di Stabilità

scarica la circolare

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Destinazione Italia, via libera definitivo dal Senato. La Formazione degli amministratori sarà regolamentata

Il decreto diventa legge con 121 voti favorevoli e 91 contrari.
Per quanto attiene alle questioni condominiali, il testo licenziato dal Senato, ieri, ricalca quello approvato dalla Camera.
In pratica è stato unicamente abolita la cancellazione dei riferimenti al risparmio energetico, dall'art. 1120, che il DL 145/13 aveva introdotto.
Sono confermate, invece, come da noi sempre sostenuto, le competenze del Ministero della Giustizia in merito alla formazione degli amministratori.
Con buona pace dei fautori della Legge 4/13.
L'emanazione del Regolamento, che indicherà i reequisiti che debbono avere gli enti che intendono fare formazione agli amministratori di condominio, spazzerà finalmente via la pletora di profittatori che, come lupi, si era lanciata in questo settore.
NOTA
E' da considerare sicuramente di buon auspicio la circostanza che che il decreto Destinazione Italia, con la previsione del Regolamento, sia stato approvato dalle Camere lo stesso giorno del "compleanno" di UNAI: il 19 febbraio!!!
A 46 anni UNAI inizia un nuovo percorso.
Auguri a tutti noi

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Si informa che è stato pubblicato in quindici articoli, su GU n. 300 del 23-12-13, il Decreto Legge n. 145 (ex schema DL ‘crescita bis’) recante, oltre ad alcune modifiche alle neo introdotte norme in materia condominiale, gli attesi interventi urgenti concernenti l’avvio del piano "Destinazione Italia" per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per  l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015. La ratio del provvedimento, in vigore a partire dal 24 dicembre u.s. e prossimo alla conversione in legge ordinaria con eventuali modificazioni, risiede nella necessità di adottare con straordinaria urgenza disposizioni per lo sviluppo economico del Paese, con particolare attenzione alle misure per l’avvio del predetto piano Destinazione Italia in diversi settori.

Scarica il testo del decreto

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La normativa condominiale contenuta nel Codice Civile è stata notevolmente modificata degli interventi legislativi contenuti nella Legge 220 del 2012 e dal Decreto Legge 145 del 2013.

Il testo risultante dagli interventi e stato messo a confronto, dal Centro Studi Condominiali UNAI per rendere evidenti le differenze.

Gli associati UNAI potranno trovare utile avere i due testi a raffronto, disponibili in un unico documento.

Scarica il testo

 

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Il Decreto-Legge 145/2013 ha introdotto importanti modifiche alla Legge 220/2012, la quale aveva riformato la disciplina del condominio negli edifici.

Gli argomenti oggetto delle nuove modifiche sono i seguenti: Accantonamento dei fondi per interventi straordinari; attività di formazione degli amministratori condominiali; maggioranze assembleari per le delibere condominiali in materia di risparmio energetico; registro di anagrafe condominiale e informazioni sulle condizioni di sicurezza degli edifici.

Puoi scaricare dal link che segue la nuova versione del Codice Civile aggiornata con le nuove modifiche

Link

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D.L. Destinazione Italia e riforma della normativa sul condominio

Il legislatore rimette mano alla normativa codicistica sul condominio con il D.L. Destinazione Italia. Il Decreto-Legge 145/2013 ha introdotto importanti modifiche alla Legge 220/2012, la quale aveva riformato la disciplina del condominio negli edifici. Gli argomenti oggetto delle nuove modifiche sono i seguenti: Accantonamento dei fondi per interventi straordinari; attività di formazione degli amministratori condominiali; maggioranze assembleari per le delibere condominiali in materia di risparmio energetico; registro di anagrafe condominiale e informazioni sulle condizioni di sicurezza degli edifici. Ecco il dettaglio.

La riforma della disciplina del condominio negli edifici, di cui alla legge 11 dicembre 2012, n. 220, è così integrata:

a) con Regolamento del Ministro della Giustizia, emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono determinati i requisiti necessari per esercitare l’attività di formazione degli amministratori di condominio nonché i criteri, i contenuti e le modalità di svolgimento dei corsi della formazione iniziale e periodica prevista dall’art. 71-bis, primo comma, lettera g), delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220;

b) all’articolo 1120, secondo comma, n. 2 del codice civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220, le parole “per il contenimento del consumo energetico degli edifici” sono soppresse;

c) all’articolo 1130, primo comma, n. 6, del codice civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220 dopo le parole “nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza” sono inserite le seguenti “delle parti comuni dell’edificio”;

d) all’articolo 1135, primo comma, n. 4 , del codice civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220, è aggiunto, in fine, il seguente periodo “se i lavori devono essere eseguiti in base a un contratto che ne prevede il pagamento graduale in funzione del loro progressivo stato di avanzamento, il fondo può essere costituito in relazioni ai singoli pagamenti dovuti” ;

e) all’articolo 70 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220, dopo le parole : “spese ordinarie” sono aggiunte le seguenti : “L’irrogazione della sanzione è deliberata dall’assemblea con le maggioranze di cui al secondo comma dell’articolo 1136 del Codice”.

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